Immaginiamo una bella fotografia d’altri tempi, il ritratto della famiglia di Giuseppe Levi, grande scienziato nella Torino degli anni ’20 e ’30, un pioniere (il primo in Europa a sperimentare la tecnica della cultura in vitro), un maestro (tra i suoi allievi tre futuri premi Nobel, Rita Levi Moltalcini, Renato Dulbecco, Salvatore E. Luria).
C’è la signora Lidia e poi i cinque figli, Gino, Paola, Mario, Alberto e Natalia. Gino Levi, in seguito alle leggi razziali del ’38, cambierà nome in Gino Martinoli e sarà uno dei più importanti manager dell’industria italiana, nonchè fondatore nel 1964, insieme con Giuseppe De Rita, del Censis.
Natalia, sempre nel ’38, sposa Leone Ginzburg, straordinario intellettuale, fondatore della casa editrice Einaudi, ucciso nel 1944 dai nazifascisti nel carcere di Regina Coeli. E come Natalia Ginzburg diventerà una delle più amate scrittrici del Novecento italiano.
La famiglia Levi è strettamente legata a un’altra grande famiglia, quella di Camillo Olivetti, e non solo perchè i due capifamiglia, entrambi di origine ebraica, erano amici, ma anche perchè amici di giovinezza e di gite in montagna furono i loro figli Gino e Adriano; e ancora perchè Paola, sorella di Gino, fu la prima moglie di Adriano Olivetti, madre di Roberto. E in ultimo perchè, Gino, in tarda età, ormai vedovo, sposò Silvia, sorella di Adriano.
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