Avete mai sentito di alcuno che abbia appreso intere pagine di un romanzo? Eppure ancora oggi è facile incontrare chi sappia recitare un po’ di Dante, o una poesia di Pascoli. La poesia si impara più della prosa, vien voglia di saperla a memoria e di poterla, all’occasione, recitare come un canto. Non è un caso, infatti, che l’altro grande genere che viene sempre mandato a memoria, sia il teatro. Gli attori hanno questo in comune con la poesia: che leggono tutto ad alta voce. Poesia a memoria e attori di teatro dunque: la poesia si legge ad alta voce.
Rassomiglia in questo a tre grandi raccolte di testi che furono, per millenni, lette e cantate ad alta voce: la Torah, i Vangeli e il Corano: un rituale di crescita e conoscenza.
Leggere ad alta voce la poesia, raccontarla, spiegare dove necessario, è dunque uno spettacolo in sé: è condividere l’esperienza della nostra lingua insieme con altri. Ma soprattutto si può raccontare di una poesia come si fa d’un quadro e d’una musica. Non è indispensabile saper disegnare per ascoltare un quadro, né essere violinisti per vedere qualcosa dentro le partite di Bach. La stessa cosa è per la poesia. Come ogni esperienza, con più storia arriva, meglio ci si è preparati, più ricco è il contesto, più facile sarà viverla e comprenderla.
Questo spettacolo somiglia a una traversata. Si solcano otto secoli di poesia classica italiana in compagnia di un attore, cinque strumenti a corda e un pilota che, proprio come avviene quando si naviga sul mare, traccia la rotta e fornisce, di volta in volta, le coordinate.
__________________________________________________________________________________________________________
|