”Tante belle memorie mi legano agli Azegliesi ed essi dal canto loro mi vogliono tanto bene che non possono aver per male s'io mi dico dei loro”.
Così scrive ne I miei ricordi, uno dei testi più famosi di memorialistica risorgimentale, Massimo Taparelli d’Azeglio, nato a Torino nel 1798 (dove morì nel 1866), uomo di Stato (fu anche primo ministro piemontese), pittore notevolissimo e autore dei romanzi storico-patriottici Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta (1833) e Nicolò de' Lapi (1841) .
Legato ai circoli romantici lombardi, sposò una delle figlie di Manzoni, Giulia.
Ettore Fieramosca, che ispirò il celeberrimo film di Alessandro Blasetti, venne scritto di getto e grande fu la sua felicità "nel dipingere, nel descrivere quelle scene, quei caratteri, nel vivere tutto di quella vita cavalleresca dimenticando affatto il presente".
Il romanzo ha anche un intento politico-pedagogico: ridestare nobili sentimenti, rendere gli italiani coscienti delle proprie virtù, al fine di muoverli alle più alte imprese, infondere il pieno convincimento che l'Italia è chiamata ad essere Nazione e il popolo è il primo depositario di questo destino.
In questa cornice d'Azeglio fa svolgere le infelici vicende amorose tra Ginevra e Fieramosca, protagonisti di una narrazione che alterna elementi patetici e grotteschi, tragici e moderatamente comici.
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