Estate 1922…Sarah Bernhardt…la sua ultima estate…davanti alla fine che si avvicina e al sole che la abbronza, nella sua proprietà di Belle-Ile-en-Mer, la grande attrice rivive la sua esistenza con la complicità del suo segretario, Georges Pitou.
Ritornano in scena, evocati dai due personaggi, fatti ed episodi di una vita straordinaria, segnata dalla creazione di un mito vivente destinato all’immortalità: una sorta di “illusione comica” biografica dell’età moderna.
Sarah non può che recitare la sua parte, certo non facile da accettare, di donna malata e morente; ma Pitou, invece, può incarnare, in un crescendo irrefrenabile di mimica e intonazioni vocali, i personaggi che hanno segnato la vita della Diva: dalla madre al defunto marito, passando per la badessa di un convento e la caricatura dell’Americano assuefatto dai dollari e dalle sigarette.
Sullo sfondo di questa rievocazione, i due protagonisti sembrano non voler accettare le parti loro assegnate: Pitou all’imitazione e al mimetismo prende gusto in maniera impressionante e Madame Sarah, rifiutando l’età e i malanni, si propone di recitare parti sempre più giovani.
Insomma, è il teatro stesso che si mette in scena, gioca con la sua capacità di ingannare il tempo e di conferire ai suoi personaggi una certa dose di eternità.
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