La seconda grande Arca canavesana è stata senza dubbio la Olivetti. Una fabbrica nella quale si producevano macchine da scrivere, ma anche idee e libri. Negli anni di Adriano, molti sono stati gli intellettuali che hanno contribuito alla creazione di un vero movimento culturale di fabbrica. Tutto ciò ha cambiato la città e l'ha trasformata in una meta ambita e conosciuta in ogni angolo del mondo.
Il Parnaso olivettiano comprende nomi quali: Giovanni Giudici, Franco Fortini, Paolo Volponi, Leonardo Sinisgalli, Ottiero Ottieri, Rocco Scotellaro, Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori, Libero Bigiaretti e altri ancora.
Le parole di Giudici raccontano bene la realtà di quei tempi: «Nel febbraio del 1956 (...) la Olivetti e la città legata al suo nome potevano ben essere pensate come una moderna Atene periclea, una nuova montefeltresca Urbino. Di Urbino era Paolo Volponi, arrivato anche lui proprio in quei giorni ad occuparsi, come direttore dei servizi sociali, di asili, di mense, di assistenza sanitaria, di colonie estive, di "memoriali" (...). A Ivrea non si poteva non sentirsi nel mondo: per la quantità e la qualità delle persone che vi circolavano, degli stimoli che ne derivavano. C'erano economisti come Franco Momigliano e Gian Antonio Brioschi, sociologi come Luciano Gallino e Roberto Guiducci, giovani funzionari come Franco Tatò e Guido Rossi e tanti architetti (...), poeti come Leonardo Sinisgalli e Franco Fortini, scrittori come Ottiero Ottieri e Soavi, Giancarlo Buzzi e Libero Bigiaretti, studiosi di teatro come Luciano Codignola e Ludovico Zorzi. Ognuno aveva una responsabilità aziendale.»
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