Quasi novecento anni fa, in Francia, la bella Eloisa si innamorò di Abelardo, famoso fascinatore di folle, che sosteneva la supremazia della ragione rispetto alla fede, e per questa sua modernità era malvisto dalla Chiesa. Eloisa aveva fatto della cultura lo scopo della vita; l'amore e la passione ne cambiarono l'esistenza, come per Abelardo, che le si dedicò, trascurando filosofia e insegnamento. Ma la felicità durò poco; Fulberto, il canonico zio di Eloisa, si indispettì perché la nipote teneva segreto quel legame, non volendo nuocere al prestigio dell’amato, che come filosofo doveva mantenersi libero da vincoli coniugali. Così per vendetta fece evirare Abelardo da due suoi scherani. Questi, drammaticamente menomato, si chiuse in convento, suggerendo anche a Eloisa di entrare in un monastero. La passione, svanita per Abelardo, continuò ad ardere in Eloisa, che trasformò lo slancio carnale in lettere di suprema bellezza spirituale. Il dialogo a distanza tra i due antichi innamorati costituisce il nucleo del dramma, così vicino per intensità alla sensibilità contemporanea.
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