Architetto, esperto d’arte e narratore, legato all’ambiente della Scapigliatura milanese, nonché amico del “pavonese” Alfredo d’Andrade, Camillo Boito, fratello del più celebre Arrigo, ha firmato con Senso uno dei migliori racconti dell’Ottocento italiano, reso immortale nel 1954 dalla trasposizione cinematografica di Luchino Visconti, con protagonista Alida Valli.
Il tragico impeto dell’amore “maledetto” della contessa Livia Serpieri per il bellissimo tenente austriaco Remigio Ruiz ci arriva attraverso il “diario” della protagonista che, sposata per interesse ad un uomo molto più anziano di lei, a distanza di quasi vent’anni, decide di raccontare a se stessa, in una sorta di autoanalisi, la storia di quella passione divorante e fatale.
Spinta prima all’adulterio, poi alla disperazione, infine all’umiliazione e alla vendetta, Livia incarna quell’idea tardoromantica di amore, che obbliga l’individuo a una resa dei conti con se stesso, a un bilancio che coinvolge, oltre al comportamento amoroso, l’intero percorso dell’esistenza.
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