“Amphion Thebes Theresia Villam”.
Poche righe scritte sulla pietra all’ingresso della grande villa di Teresa Belloc a San Giorgio Canavese, oggi Villa Malfatti: poche parole che ci raccontano il mito di Anfione, che con il suono della sua lira trasportò i mattoni per costruire il muro di Tebe.
Così la “signora” di San Giorgio - Teresa, nata Trombetta, sposata Belloc, divenuta Giorgi in arte come tributo al suo paese d’adozione, dove morì nel 1855 – ci richiama alla sua casa con l’eco, lontana e anch’essa mitica, della sua voce lirica. Mezzosoprano di origine canavesana – era nata a San Benigno nel 1784 - la Belloc fu testimone di una delle fasi più rivoluzionarie della storia del Piemonte e protagonista di uno dei momenti più esaltanti del teatro lirico italiano. Amica di politici e intellettuali illustri, come Carlo Botta e Carlo Giulio, fu la prima a cantare la Gazza ladra di Rossini, nel 1817 al Teatro alla Scala e rimase celebre come interprete dell’Italiana in Algeri. “Primadonna” come condensato del carisma della voce incandescente e del virtuosismo scenico, ma anche di tutti i capricci e le bizze, di tutti i sacrifici e gli ideali di cui è costellata un’esistenza dedicata all’arte.
Rendere omaggio alla sua figura significa anche immergersi, attraverso il racconto della sua vita, in un’epoca caleidoscopica, scossa dagli entusiasmi e dalle disillusioni giacobine e solcata dai furori dell’opera rossiniana.. Lettere, stralci di giornali, passi di romanzi, arie melodrammatiche si intrecciano in questo spettacolo, per restituirci la forza e la malìa di un personaggio indimenticabile.
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