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30 Gennaio 2012 ore 21, 31 Gennaio 2012 ore 21

Ivrea, Teatro Giacosa

Il ventaglio

di Carlo Goldoni
con Mino Manni, Raffaele Berardi, Ivana Cravero, Desirée Giorgetti, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi, Barbara Mazzi, Francesco Meola, Davide Palla, Michele Schiano di Cola, Valeria Perdonò, Angela Tronca
regia di Alberto Oliva
scene e costumi di Francesca Pedrotti
musiche di Bruno Coli
IL CONTATO/TEATRO GIACOSA

Il Ventaglio è una commedia corale, animata da 12 bizzarri abitanti di un borgo lombardo senza tempo. Dietro il mostruoso attivismo di tutti i personaggi, che battono, picchiano, pestano, leggono, mangiano, bevono, spazzano, si nasconde una insanabile inerzia del vivere. Nella piazza delle Case Nuove convivono aristocratici decaduti che pretendono di controllare le vite degli altri, contadini laboriosi che chiedono “pane, pane e non protezione”, e borghesi che ostentano un gran daffare per nascondere la loro incapacità di agire. Serpeggia una rivalità fra le classi sociali, un’invidia condita di accidia o di superbia, che rende instabile e precaria la convivenza.
Si respira l’aria della fine di un’epoca, la decadenza scrosta i muri e mina le fondamenta del paese. In questo si può leggere un legame con la nostra contemporaneità, immobilizzata dalla crisi economica che, dopo avere destabilizzato i già precari equilibri, sta costringendo tutti a ridimensionare sogni e ambizioni, e a covare depressione e risentimento, in attesa di una ventata che doni nuova linfa alle anime appassite e faccia girare la testa per un po’. Ed ecco che un semplice ventaglio, pagato pochi spiccioli, innesca un vortice di movimenti incredibili, mette le ali all’amore, che si espande nella piazza e sconvolge tutti. Passa di mano in mano generando equivoci e pettegolezzi, doma chi era aggressivo, convince chi sospettava, insinua il dubbio in chi aveva certezze, infonde la speranza in chi era disperato... Un’aria di festa dionisiaca fa saltare gli schemi, in una girandola di follia dal ritmo travolgente.
Ho scelto di dividere lo spettacolo in due tempi, per valorizzare la grande differenza tra i primi due atti, festosi e carnascialeschi, in cui trovano spazio finanche lazzi da commedia dell’arte, e il terzo atto, in cui i personaggi, che la follia del ventaglio ha privato di ogni freno inibitorio, si lasciano completamente andare agli istinti repressi. Allora il clima muta, non si scherza più, ogni azione che prima si risolveva in una risata, adesso si carica di significato e di conseguenze capaci di cambiare per sempre il destino di quel piccolo villaggio.
Si scava nel profondo di queste anime abbandonate, che rivelano tutta la loro solitudine e inettitudine alla vita. Sono dei freaks, protagonisti di una fiaba nera di amara poesia. Incarnano la fragilità di una società basata sulle apparenze, sull’immagine e sul buon costume. Quando abbandonano le regole del vivere civile si rendono conto di cosa sono capaci di fare e di pensare e si spaventano di se stessi, hanno il terrore di andare a fondo delle loro pulsioni. E’ per questo che alla fine scelgono di ricomporre esattamente le coppie che si preannunciavano all’inizio, come se nulla fosse accaduto. La ragione mette un tappo alla follia e torna a imporre i codici della rispettabilità. Si ufficializzano coppie di comodo, senza amore, appropriate ma fredde. Lo sconquasso prodotto dal vortice del ventaglio lascia un senso di amarezza, un grande malessere per la repressione dei sentimenti puri che si erano finalmente – e pericolosamente - sprigionati. Il ritorno alla convenzione segna il fallimento dei sogni assaporati nel delirio e la scelta di una vita tranquilla, comoda e protetta. Senza rischio, senza pericolo… Senza emozioni.
Alberto Oliva
 

 

 

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