le nostre produzioni


Patria Potestà


di
Eduardo Pavlovsky

con
Mario Zucca, e
Maria Dolores Gonzales Manzano

musiche eseguite in scena da
Renata Bertolas (voce)
Federico Marchesano (contrabbasso)

scene di
Oliviero Corbetta


costumi di
Daniela Vassallo


regia di
Francesca Arcangeli



IL CONTATO/TEATRO GIACOSA DI IVREA
LIBERIPENSATORI “PAUL VALÉRY”



Zucca e Manzano


Testo del 1985 portato al successo da Jean- Louis Trintignant, è certamente l’opera più nota dell’argentino Eduardo Pavlovsky, tra gli autori più rappresentativi del teatro latino-americano contemporaneo. Un atto unico teso e drammatico che, attraverso un ardito capovolgimento di prospettiva, immerge gli spettatori in una vicenda dapprima misteriosa, poi via via sempre più chiara in tutta la sua raccapricciante e cruda dimensione. La disumana dittatura del generale Videla, il ricatto degli affetti, la tragedia dell’essere genitori: temi forti, che s’intrecciano in un quadro dominato dall’angoscia e da un male di vivere che non è certo malinconia esistenziale, ma che nasce dagli affronti subiti sulla propria pelle, dalle persecuzioni di “dissidenti” che in realtà sono persone comuni, dalla repressione indiscriminata. Il tutto reso ancora più lancinante dal suo collocarsi nel cuore pulsante della normalità: la famiglia. È infatti a partire dalla sfera privata che una paternità dapprima fittizia, quasi casuale, ma poi vissuta autenticamente, viene proiettata sullo sfondo della persecuzione politica e del dramma dei Questo allestimento – il primo in Italia – vede nel ruolo del protagonista (l’inquietante, volutamente anonimo Uomo) un interprete di solida popolarità e di coinvolgente finezza espressiva come Mario Zucca, qui alle prese con una vera discesa negli abissi dell’animo umano, in un disperato esercizio di equilibrio tra lucidità e follia, fisicità vigorosa e fragilità psicologica. Grazie a lui e alla limpida regia di Oliviero Corbetta, noi gettiamo uno sguardo nei labirinti e negli arcani del potere, in una metaforica stanza della tortura, un giardino dei supplizi dove politica, ideologia e crudeltà non sono altro che variazioni su un unico tema: il dolore. Il dolore di chi è perseguitato, di chi si vede negare l’identità, portare via le persone più care, eppure continua ad esistere. Rifiutando di lasciarsi annullare, di essere ridotto a un’ombra su un muro qualsiasi. E la sua disperazione è quella di chiunque incontri la sofferenza del nostro mondo, di chiunque non voglia rassegnarsi alla terribile realtà degli uomini che cancellano l’Uomo. Patria potestà
desaparecidos.

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