Testo del 1985 portato al successo da Jean-
Louis Trintignant, è certamente
l’opera più nota dell’argentino Eduardo
Pavlovsky, tra gli autori più rappresentativi del
teatro latino-americano contemporaneo. Un
atto unico teso e drammatico che, attraverso
un ardito capovolgimento di prospettiva,
immerge gli spettatori in una vicenda
dapprima misteriosa, poi via via sempre più
chiara in tutta la sua raccapricciante e cruda
dimensione.
La disumana dittatura del generale Videla, il
ricatto degli affetti, la tragedia dell’essere
genitori: temi forti, che s’intrecciano in un
quadro dominato dall’angoscia e da un male
di vivere che non è certo malinconia esistenziale, ma che nasce dagli affronti subiti sulla
propria pelle, dalle persecuzioni di “dissidenti” che in realtà sono persone comuni,
dalla repressione indiscriminata. Il tutto reso ancora più lancinante dal suo collocarsi
nel cuore pulsante della normalità: la famiglia. È infatti a partire dalla sfera privata che
una paternità dapprima fittizia, quasi casuale, ma poi vissuta autenticamente, viene
proiettata sullo sfondo della persecuzione politica e del dramma dei
Questo allestimento – il primo in Italia – vede nel ruolo del protagonista (l’inquietante,
volutamente anonimo Uomo) un interprete di solida popolarità e di coinvolgente
finezza espressiva come Mario Zucca, qui alle prese con una vera discesa negli abissi
dell’animo umano, in un disperato esercizio di equilibrio tra lucidità e follia, fisicità
vigorosa e fragilità psicologica.
Grazie a lui e alla limpida regia di Oliviero Corbetta, noi gettiamo uno sguardo nei
labirinti e negli arcani del potere, in una metaforica stanza della tortura, un giardino dei
supplizi dove politica, ideologia e crudeltà non sono altro che variazioni su un unico
tema: il dolore. Il dolore di chi è perseguitato, di chi si vede negare l’identità, portare via
le persone più care, eppure continua ad esistere. Rifiutando di lasciarsi annullare, di
essere ridotto a un’ombra su un muro qualsiasi. E la sua disperazione è quella di
chiunque incontri la sofferenza del nostro mondo, di chiunque non voglia rassegnarsi
alla terribile realtà degli uomini che cancellano l’Uomo.
Patria potestà
desaparecidos.