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Donne informate sui fatti |
domenica 8 e lunedì 9 marzo 2009
ore 21.00
IVREA, TEATRO GIACOSA
Mercoledì 11 marzo 2009
Ore 21. 00
Borgomanero, TEATRO NUOVO
Giovedì 12 marzo 2009
ore 21
Cossato, TEATRO COMUNALE
da sabato 14 a domenica 29 marzo 2009
(ore 21.00 - mercoledì ore 19.00, domenica ore 16.00)
TORINO, CAVALLERIZZA REALE - MANEGGIO
PRIMA NAZIONALE
di Carlo Fruttero
regia Beppe Navello
costumi Brigida Sacerdoti
musiche Germano Mazzocchetti
luci Marco Burgher
FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA
IL CONTATO / TEATRO GIACOSA DI IVREA
COMUNICATO STAMPA |
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Debutta in prima nazionale l’8 marzo 2009 al Teatro Giacosa di Ivrea Donne informate sui fatti, dal romanzo di Carlo Fruttero e con la regia di Beppe Navello.
Da sabato 14 marzo fino a domenica 29 andrà in scena al Maneggio della Cavallerizza Reale di Torino. Le interpreti di questo spettacolo tutto al femminile saranno Romina Mondello, Daniela Poggi, Patrizia Zappa Mulas, Tiziana Catalano, Maria Alberta Navello, Luisella Tamietto e Erika Urban. I costumi sono a cura di Brigida Sacerdoti, le musiche di Germano Marzocchetti, il disegno luci di Marco Burgher.
Lo spettacolo, inserito nella Stagione Teatrale del Cantiere Rettilario è una coproduzione della Fondazione Teatro Piemonte Europa e Il Contato / Teatro Giacosa di Ivrea. |
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Trama
Le donne sono le protagoniste assolute di questa storia. E, del resto, è il ritrovamento del corpo senza vita di una giovane ad aprire la vicenda. Una domenica mattina di fine maggio, il cadavere viene rinvenuto in un fosso da una bidella. Siamo nella periferia di Torino. Tra Mirafiori (dove abita la stessa bidella e una procace barista, che aveva visto il cadavere prima di lei, ma non si era curata di dare l’allarme) e il residenziale quartiere della Crocetta, dove l’uccisa, giovane moglie di un anziano banchiere, abitava in una elegante villa. Alle voci delle due donne si aggiungono in successione quelle di una carabiniera, della figlia del banchiere, della sua migliore amica, di una giornalista di una piccola tv locale, di una volontaria cattolica che a Vercelli collabora con un centro di accoglienza per ragazze strappate al marciapiede. Ben presto, infatti, si scopre che la vittima, Milena Martabazu, proveniva proprio da quel centro, dove aveva trovato rifugio, una volta sottrattasi al giogo della prostituzione. Quindi, "riabilitata", era andata a lavorare come baby-sitter per i nipoti del vedovo banchiere, che in seguito si era perdutamente innamorato di lei.
Attraverso queste testimonianze piano piano il lettore si avvicina alla soluzione della vicenda, grazie anche alle parole di una vecchia contessa un po’ rimbambita che ha assistito al matrimonio del banchiere con la futura vittima.
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Il Libro
Donne informate sui fatti è stato pubblicato da Mondadori nel 2006. Il libro è stato finalista nella XLV edizione del Premio Campiello.
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Dice Fruttero
"Sì, praticamente sono stata io a trovare il corpo della donna nel fosso" racconta la bidella nella prima riga. E di lì, da quel prato non lontano dagli stabilimenti Fiat, ho scelto alla fine di far partire la freccia augurabilmente infilzante, fulminante di questo thriller torinese, trent'anni dopo La donna della domenica.
Parla la bidella ("sfasciata spiona"), e poi la disinibita barista col suo coniglio nero, e poi la cronista di Teleschifo (così chiama il suo canale) che si precipita nella notte verso le rane di Vercelli, e poi la carabiniera con l'occhio fisso su un vassoio di frutti di marmo in una candida villa del quartiere più elegante e malinconico di Torino...
Otto donne, e ciascuna ha visto o sentito uno spicchio dei "fatti" in questione, ciascuna porta al lettore ciò che sa, o crede di sapere, o non sa di sapere, o finge di non sapere. Otto voci, incalzanti, divaganti, intenerite, rabbiose, pietose, che si susseguono, si intrecciano, si smentiscono lungo quella freccia che il narratore ha scagliato a partire dal cadavere di una misteriosa ragazza, "Milena la bellissima, Milena la santa santissima" (dice qualcuno acidamente di lei).
Misteriosa sul momento, perché dalla banca dati dell'Arma arriva in poche ore quanto serve all'inchiesta. Resta sospeso il perché: un truce delitto di malavita, forse. Una resa dei conti, una lezione. O forse un ingorgo più torbido, uno sbocco tortuosamente, crudelmente vendicativo a più alto e insospettabile livello.
L'indagine? Avvincente. Il ritorno? Felicissimo, dice.
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DICE BEPPE NAVELLO
L'ultimo romanzo di Carlo Fruttero raggiunge una sorta di sintesi essenziale: otto sguardi di donne puntati su un fatto di cronaca nera, otto personaggi diversi per età, per cultura, per provenienza sociale dicono la loro riguardo all'assassinio di una bella rumena che è riuscita a sposare un banchiere. Lo scrittore sembra non raccontare neanche più, lascia che i personaggi prendano corpo dalle loro stesse parole, si materializzino a poco a poco nella storia, parlando. Lui, il Poeta (così lo avrebbe chiamato Pirandello) sembra starsene in disparte con sorniona ritrosia. Ma le donne informate parlano per conto di lui, petulanti e verbose, precise e colorite nel linguaggio che ciascuna di esse a poco a poco si conquista: e lentamente, negli occhi del lettore, si forma un’immagine fisica, un’idea di costume, di gesticolazione, una dimensione corporea grassa o esile o alta; o più o meno elegante, più o meno simpatica. D'improvviso, quasi senza accorgersene, ci si rende conto di essere in teatro, in una interrelazione drammatica di altissima qualità.
Molti anni fa, Fruttero mi disse in una conversazione informale che “oggi, in Italia, non c’è più nessuno che sappia far parlare un giornalaio”; da allora, la situazione non credo che gli risulti migliorata. E quando, poco più di un anno fa, ho letto il suo romanzo con gran divertimento, mi è tornata in mente quella frase. Perché queste sue otto signore, “la bidella, la barista, la carabiniera, la volontaria, la giornalista, la figlia, la migliore amica e la vecchia contessa”, non sbagliano una sola frase, una sola parola e l’atlante linguistico tracciato dalle loro voci ci insegna un pezzo di società italo-torinese, sgangherata e infetta sotto le apparenze per bene. Parlano, parlano, talvolta parlano troppo, come si dice che accada alle donne: in un cicaleccio continuo, in un affastellarsi di voci che cercano di sopraffarsi. Una bulimia verbale che, alla fine, porta anche alla verità, a capire chi ha commesso il delitto.
E soprattutto porta alla certezza che il teatro c'è, persino impaginato secondo gli usi della drammaturgia, in una sequenza di monologhi che devono soltanto essere un po' tagliati. Mi è sembrato che Fruttero avesse scritto il libro nella speranza che questa volta l’appuntamento della sua scrittura con il palcoscenico, sempre rinviato per imperscrutabili motivi del destino, non potesse mancare.
DICONO DEL LIBRO
In principio era Diderot. La molla principale della trama di questo giallo, quel grande lettore che è Carlo Fruttero è andato a pescarla nell'episodio secondario di un suo romanzo; poi, da sapientissimo bricoleur, intorno a quella minuscola molla settecentesca ha costruito un grande orologio, come quelli che – a Strasburgo, a Monaco o a Praga – mettono in moto allo scoccare dell'ora una processione circolare di personaggi variamente tipici, tra i quali spicca, irrinunciabile, la morte con la falce. […]
Ma non è solo per aver fornito l'ispirazione iniziale della macchina narrativa che Diderot si può considerare il nume tutelare di Donne informate sui fatti: l'accavallarsi di voci narrative eterogenee, l'andamento frammentario e sussultante del racconto, l'ironia implicita ma onnipresente dell'invisibile autore, tutto, in questo poliziesco attentissimo alla realtà sociale del XXI secolo, rimanda a quella singolare zona del nostro passato in cui Sterne e Diderot inventarono il romanzo postmoderno ben prima che i canoni del moderno si profilassero all'orizzonte. […]
La risposta emerge dalle voci, tutte di narratrici-testimoni, che si intrecciano, si giustappongono, si contraddicono. Ed è nella loro caratterizzazione il maggior punto di forza del romanzo: dalla barista che incalza il fidanzato con il linguaggio fitto di abbreviazioni degli sms, alla giornalista di una tv locale specializzata in "pubblicità di pentolame, mobili e fattucchiere", sino alla gran dama a suo agio tra castelli e abbazie, ma con tante amiche "impegnate nel sociale", ogni figura che prende la parola in Donne informate sui fatti ha una sua fisionomia linguistica precisa, colta con quell'"immaginazione sociologica" che è tra i più preziosi attrezzi del mestiere del narratore realista. Resta priva di voce, come la Sirenetta, soltanto la vittima, Milena, di cui non scorgiamo che il mite e rassegnato sorriso: nel silenzio che l'avvolge è concentrata tutta la pietas del romanziere, la sua sola deroga a un acre e taglientissimo disincanto.
Mariolina Bertini, L’Indice
Una golosa insalata di girasoli, un mucchietto d'erba fresca, un prato abbandonato, vicino agli stabilimenti Fiat, che svela il cadavere di una prostituta. Da qui parte il nuovo giallo di Carlo Fruttero, Donne informate sui fatti, che esce oggi da Mondadori, a oltre trent'anni dallo strepitoso successo di La donna della domenica, scritto con Franco Lucentini. Donne informate sui fatti è un collier di voci, una giostra di testimoni tutta al femminile che piacerà alle donne e aumenterà il timore degli uomini verso la tortuosità diabolica della psiche muliebre. Perché il meccanismo di sublime vendetta che trama l'affascinante giallo è terribilmente femmina.
E così Fruttero, stando al centro del rebus, e con il tono allegro e dolente, muove i suoi personaggi fra la zona residenziale della Crocetta, fra ville e attici, le risaie del Vercellese, l'Abbazia di Santa Maria di Vezzolano, i castelli del Monferrato, spingendo il lettore fra pomari e dimore di banchieri, viali di periferia, marciapiedi di città, istituti per il recupero delle prostitute extracomunitarie tenuti da loschi, fragili personaggi, guidati da Don Traversa. Le donne parlano, ragionano, confessano e lentamente, sotto gli occhi del lettore, il puzzle si compone allargandosi, dal corpo senza vita di Milena, a formare il quadro che un fatto di cronaca non riesce mai a disegnare, uno spaccato di vita contemporanea, un frammento di società in movimento, in cambiamento, dove i confini sono sempre più labili, classi sociali in confusione, le etnie invadenti, l'etica sonnolenta, ma dove, anche, la forza della passione, della gelosia, della vendetta stanno nel cuore e nella testa, inscalfibili come una mela di marmo.
Nico Orengo, La Stampa
CARLO FRUTTERO
Carlo Fruttero (Torino 1926) è sposato con due figlie. Il suo sodalizio con Lucentini è nato nell'immediato dopoguerra, quando i due si conoscono a Parigi. A Torino diventano redattori della Einaudi (loro il merito di aver tradotto per primi Borges e Beckett, Salinger e Robbe-Grillet). Accomunati dalla passione per la fantascienza, curano insieme diverse antologie di science fiction e ghost-stories: nasce così la "ditta" Fruttero & Lucentini. Esordiscono con un libro di poesie, ma il grande successo arriva con il primo romanzo, La donna della domenica. La loro curiosità onnivora li spinge a occuparsi di tutti i generi, dalla fantascienza al fumetto, dal giallo al costume. Tra le opere pubblicate dal duo Fruttero & Lucentini: La donna della domenica (1976), Il libro dei nomi di battesimo (Mondadori 1976), A che punto è la notte (Mondadori 1979), Il palio delle contrade morte (Mondadori 1983) La prevalenza del cretino (Mondadori 1985), L'amante senza fissa dimora (Mondadori 1986), Il colore del destino (Mondadori 1987), Enigma in luogo di mare (Mondadori 1991), Incipit (Mondadori 1993). Carlo Fruttero ha firmato da solo Visibilità zero (1999).
BEPPE NAVELLO
Dopo gli studi universitari di lettere in Italia e in Francia, si è formato teatralmente al Teatro Stabile di Torino come regista assistente di Mario Missiroli, tra il 1977 e il 1981. Le sue prime regie sono su testi contemporanei: al Teatro Stabile dell’Aquila, nel 1983, dirige Questa sera da Tosti di Alberto Gozzi e al Teatro Stabile di Torino, nello stesso anno, La casa dell’ingegnere di Siro Ferrone.
In quegli anni comincia anche la collaborazione con i programmi culturali di RadioTre e con l’Università di Torino, cattedra di Storia del Teatro della Facoltà di Scienze della Formazione: anni di seminari, stage, laboratori di approfondimento sul teatro borghese, in particolare di Pirandello e Ibsen.
Nel 1985, Navello dirige, per il Teatro Stabile dell’Aquila, Spettri di Ibsen; quello stesso anno viene chiamato a insegnare alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano. È del 1986 la prima nomina a direttore del Teatro Stabile dell’Aquila.
Le sue regie più importanti: Sogno di Oblomov di Siro Ferrone e un esperimento di teatro a puntate: I tre moschettieri, durato tutta la stagione 86/87, Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello, de Il vampiro di Angelo Brofferio, e di Casa di bambola di Ibsen.
Tra il 1994 e il 1997 torna alla direzione del Teatro Stabile dell’Aquila con gli spettacoli La donna del mare di Ibsen, con Lina Sastri; Il Misantropo di Molière con Roberto Alpi e Laura Saraceni; Il caso Papaleo di Ennio Flaiano con Antonino Juorio. Inoltre in Francia nel 1997 ha messo in scena Le cercle de craie caucasien di Brecht. In seguito ha fondato una compagnia di giro. Gli spettacoli più importanti del periodo sono stati Alfieri! Alfieri! con Giorgio Albertazzi; Il costruttore Solness di Ibsen, con Giuseppe e Micol Pambieri; La signorina Julie di Strindberg e Il Catalogo di Jean-Claude Carrière.
Dal 2001 ha fondato e diretto il festival internazionale Teatro Europeo. Dal marzo 2007 è direttore della Fondazione Teatro Piemonte Europa che organizza il festival Teatro a Corte. Il teatro europeo nelle dimore sabaude. Nel 2007 scrive e dirige lo spettacolo Cinéma!, sceneggiatura per film muto in palcoscenico, attualmente in tournée. Gli ultimi anni sono stati all’insegna di un sempre più intenso lavoro di collaborazione e creazione con artisti e centri teatrali europei, in particolare francesi.
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IL CAST
Romina Mondello
Romina Mondello è nata a Roma. Nella stagione 1992-93 partecipa alla seconda edizione di Non è la Rai, programmi diretti entrambi da Gianni Boncompagni su Canale 5. Nel 1999 affianca Amadeus nella conduzione di Domenica in. Nel 1995 prende parte alla miniserie tv La Piovra 7, regia di Luigi Perelli. Successivamente partecipa a vari film, tra cui: Palermo Milano solo andata (1995), regia di Claudio Fragasso, Il sindaco (1996), regia di Ugo Fabrizio Giordani, M.D.C. - Maschera di cera (1997), L'ospite segreto (2003), Milano-Palermo: il ritorno (2007), sempre diretto da Claudio Fragasso.
Recita inoltre in numerose fiction tv, tra cui ricordiamo: Le ragazze di Piazza di Spagna (1998), Morte di una ragazza per bene (1999), Provincia segreta 2 (2000), Cuccioli (2002) e Sospetti 2 (2003), regia di Gianni Lepre , e la serie tv RIS delitti imperfetti, dove dal 2005 al 2009 interpreta il ruolo di Giorgia Levi.
Daniela Poggi
Daniela Poggi nasce a Savona. Dopo essersi diplomata al liceo linguistico e alla Scuola Interpreti, comincia a viaggiare per il mondo. Il suo esordio, poco più che ventenne, è in teatro con Hai mai provato nell’acqua calda?, a fianco del grande Walter Chiari.
Subito dopo, con la regia di Garinei, recita con Gino Bramieri, per passare poi ai testi impegnati e drammatici di Jules Pfeiffer, Conoscenza carnale, e Arthur Miller, Una specie di storia d’amore e L’ultimo yankee (con cui partecipa al Festival di Spoleto). Interpreta L’angelo azzurro a fianco di Arnoldo Foà e ritorna al teatro brillante nell’Albergo del libero scambio di Feydeau, regia di Missiroli; con Il martello del diavolo di Binosi partecipa al Festival di Porto Venere diretto da Oreste Valente. La vediamo poi nella commedia di Visniec La storia degli orsi panda… diretta da Leonetti.
Nel cinema, dopo le prime commedie con Montesano, Pozzetto e Johnny Dorelli (Speed Cross, Prestami tua moglie, Mi faccio la barca, La gatta da pelare, Teste di cuoio, Quando la coppia scoppia, I camionisti, I ragazzi del casco), girate da Steno, Pasquale Festa Campanile, Luciano Salce, Giorgio Capitani e altri, ha interpretato molti ruoli drammatici in film come La cena di Ettore Scola (1998) o Un caso di incoscienza di Emidio Greco (1985). Ha lavorato anche con importanti autori stranieri come Claude Chabrol (Doctor M, 1989) e Hector Babenco (Venice project, 1999). Recentemente ha lavorato nei film La memoria divisa di Bonicelli, Notte prima degli esami di Brizzi e Il passato è terra straniera di Daniele Vicari.
In televisione è stata interprete di molti serial di successo, da I ragazzi di celluloide a Voglia di volare, da Una donna per amico a Incantesimo. Negli ultimi anni l’abbiamo vista in Paolo di Tarso, Le 5 giornate di Milano, Una notte con Zeus, Il Maresciallo Rocca e Capri. Per quattro anni è stata la conduttrice di Chi l’ha visto?.
Daniela Poggi è anche autrice di due corti, uno presentato al Festival di Venezia intitolato Viaggio d’amore, l’altro girato in Mozambico, Non si paga Social Theatre.
Dal 2001 è ambasciatrice per l’UNICEF.
Patrizia Zappa Mulas
Patrizia Zappa Mulas frequenta da bambina la scuola di danza del teatro La Scala dove debutta nella messa in scena di R. Nurajev del Lo Schiaccianoci di Čajkovskij.
L’esordio nel teatro di prosa è con Massimo Castri nel 1979. Nelle stagioni teatrali successive comincia la collaborazione con Carlo Cecchi e Nanni Garella. Poi lavora con Federico Tiezzi, Mario Missiroli, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Gigi Dall’Aglio, Silvano Piccardi, Mina Mezzadri e Armando Pugliese. Tra i tanti personaggi è stata Ofelia, Viola de La dodicesima notte, Edipo adolescente nell’Edipo di Seneca, Caterinetta di Heilbronn, la Figliastra dei Sei personaggi, Elettra, Franz dei Masnadieri, Eugenia degli Innamorati, la Maria di Italo Svevo, Antigone, la Marchesa Cybo del Lorenzaccio, Gerda del Pellicano, Giocasta in Edipo re, per due volte la Madonna del Laudario perugino e Ermengarda in cinque differenti edizioni di Adelchi.
Nel 1988 si laurea in Filosofia Estetica all'Università Statale di Milano con una tesi sulla teoria del romanzo. Nel 1998 esce L’Orgogliosa, nella collana la Tartaruga. Il secondo romanzo Rosafuria esce nell’ottobre del 2000 e nel 2003 ne viene ricavato un tv movie (sceneggiatura di Lidia Ravera) per Rete Due. Esce nel 2006 il racconto Tigre adorata per le edizioni Nottetempo.
Del 2001 è il primo testo per il teatro: Colette parlerà / di quel primo piacere, una conferenza immaginaria prodotta dal Teatro Stabile dell’Umbria di cui è anche interprete. Nel 2002 l’esordio nel teatro comico con due atti unici di Feydeau.
Ha ideato e curato la pubblicazione del teatro di Franca Valeri, Tragedie da ridere (aprile 2003). Nel 2004 ha curato la pubblicazione dell’opera completa di Alice Ceresa.
Tiziana Catalano
Tiziana Catalano si diploma a Parigi alla scuola di Teatro Comico di Philippe Gaulier e nel 1987 fonda con Luisella Tamietto il “Gruppo di Teatro Comico Le Sorelle Suburbe”.
Dal 1988 a oggi ha allestito i seguenti spettacoli: Le Suburbe crescono e diventano uomini, Il ritorno delle Suburbe ovvero l’evoluzione della specie, Torna a casa, Ulisse! scritto e interpretato con Bruno Gambarotta, Le Suburbe straparlano d’amore, Il peggio del meglio (repliche in Danimarca, Germania, Francia, Romania), Per un pugno di bambole, Non portarmi nel bosco di sera, ho paura nel bosco di sera; ha partecipato a Prove tecniche di trasmissione con Piero Chiambretti, a Zelig (Italia 1), condotto da Claudio Bisio; al cinema ha lavorato con Gianni Amelio (Così ridevano, 1998), Enzo Monteleone (Ormai è fatta, 1998), Lucio Pellegrini (Tandem), Guido Chiesa (Il Partigiano Johnny, 1999), Piero Chiambretti (Ogni lasciato è perso, 2000), Luciana Littizzetto (Ravanello pallido, 2000 - Se devo essere sincera, 2003), Daniele Cini (Last food, 2002), Ezio Greggio (O la va o la spacca 2005), La freccia nera (Canale 5, 2006).
Attualmente lavora nella quarta edizione della trasmissione di Piero Chiambretti Markette in onda su La7.
Maria Alberta Navello
Maria Alberta Navello è nata a Torino. Si è diplomata alla Scuola del Teatro Stabile di Genova. Ha recitato negli spettacoli A Giulia di Lerici, Fedra di Walter Pagliaro. Nel 2007 ha recitato in francese in Dette d’Amour di Eugène Du Riff, presentato alla Biennale di Venezia.
Nel 2008 è la protagonista di Bar Franco-Italien diretto a Jean Claude Penchenat.
Luisella Tamietto
Luisella Tamietto si diploma a Parigi alla scuola di Teatro Comico di Philippe Gaulier e nel 1987 fonda con Tiziana Catalano il “Gruppo di Teatro Comico Le Sorelle Suburbe”.
Dal 1988 a oggi ha allestito i seguenti spettacoli: Le Suburbe crescono e diventano uomini, Il ritorno delle Suburbe ovvero l’evoluzione della specie, Torna a casa, Ulisse! scritto e interpretato con Bruno Gambarotta, Le Suburbe straparlano d’amore, Il peggio del meglio (repliche in Danimarca, Germania, Francia, Romania); ha partecipato a Prove tecniche di trasmissione con Piero Chiambretti, a Zelig (Italia 1), condotto da Claudio Bisio; al cinema ha lavorato con Marco Ferreri (La casa del sorriso, 1991) Gianni Amelio (Così ridevano, 1998), Lucio Pellegrini (Tandem), Guido Chiesa (Il Partigiano Johnny, 1999), Piero Chiambretti (Ogni lasciato è perso, 2000).
Attualmente lavora nella quarta edizione della trasmissione di Piero Chiambretti Markette in onda su La7.
Erika Urban
Erika Urban, diplomatasi nel 1993 presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi, ha lavorato con registi come lo stesso Ronconi (Misura per misura di Shakespeare, Pilade di Pasolini, Il professor Bernhardi di Schnitzler, Le Rane di Aristofane), Marco Baliani (Antigone delle città), Mauro Avogadro (L’onorevole Ercole Malladri di Giacosa), Antonio Calenda (Prometeo Incatenato di Eschilo), Giorgio Barberio Corsetti (Faust di Goethe), Tonino Conte (Storie di santi, storie di vergini), Giorgio Gallione (Snaporaz Fellini), Gabriele Lavia (Edipo Re di Sofocle, Il misantropo di Moliére), Pierpaolo Sepe (Per un pezzo di pane di Fassbinder, Entrate di Bassetti, La fine del Titanic di Enzensberger, Le garçon giraffe di Pellet), Giuseppe Emiliani (La Donna Serpente). Attrice anche per il cinema e la televisione, ha lavorato, tra gli altri, nei film Il Principe di Homburg di Marco Bellocchio, Tandem di Lucio Pellegrini, Arrivederci amore ciao di Michele Soavi, La colazione di Elena La Ferla (cortometraggio grazie al quale ha vinto nel 2000 il Premio come migliore attrice al Festival di Fano) e nelle fiction Cuore contro cuore, Un posto al sole e Distretto di Polizia.
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INFO
FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA
Teatro Stabile d'Innovazione
Via Santa Teresa 23 - 10121 Torino
tel. +39 0115119409 – fax +39 0115184711
www.fondazionetpe.it
INFO STAMPA
Andrea Prono
+39 3383477801
comunicazione@fondazionetpe.it
Matteo Rinaldini
+39 360478728
matteo.rinaldini@fondazionetpe.it
BIGLIETTI
INTERO 13,00 €
RIDOTTO 10,00 €
(ridotto di legge, under 18, over 60, studenti, Abbonamento Musei Torino Piemonte 2009, associazioni e Cral convenzionati)
INFO IL CONTATO DEL CANAVESE
Ingresso:
1° settore platea €. 25,00
1° settore palchi €. 23,00
2° settore €. 10,00
Per informazioni
Il Contato del Canavese -0125/641161
ufficio stampa – Rita Ballarati 333/6728569
www.teatrogiacosa.it
info@ilcontato.it
ufficiostampa@ilcontato.it
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